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mercoledì 1 gennaio 2014

01 gennaio 2014 | propositi per te per l'anno nuovo

Non fidarti delle mie parole, la notte.
Sono nuda, la notte, e le parole possono uscire dall'ombelico senza filtri.
Si arrotolano nella pancia e poi escono rapide, senza mai passare dal capo.
Non fidarti delle mie parole, la notte.
Le mie parole ti amano irrazionalmente, ogni volta per la prima volta.
Ti amano con passione, in modo irruento, come fanno i fanciulli.
Non fidarti delle mie parole, la notte.
Sono vere e sono belle e spaventano, ti spingono lontano.
Non ascoltarle, una mano sulla mia pancia e falle mute.
Zittisci i sogni, spegni le luci, trascinami in basso.
Appesantisci il passo, frusta il vento, ferma l'acqua.
Te ne prego.
Cancella le mie labbra, riassetta il mio letto, non fidarti delle mie parole.
Ricambia l'amore di una donna per un uomo, con l'amore di un fratello per una sorella.
Te ne prego.
Torna vento trasparente, fa tornare me veleno amaro.
Che tutto torni in ordine e fermo.
Che tutto finisca.

giovedì 26 dicembre 2013

26 dicembre 2013

Labestiaimpazientenelcuore e l'imbrogliodimetterelarappresentazionealpostodellarealtà



"Lettera al mio cuore" da 'Geografia commossa dell'Italia interna' di Franco Arminio

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É così banale il mio sentire da poterlo leggere in due pagine lo stesso giorno in cui ho sentito.
É così frustrante constatare che non sono affatto speciale, unica, diversa dagli altri, tantomeno importante per qualcuno.
É così sconvolgente scoprire che il mondo, come l'esistenza, cominci e finisca in me, nella mia unicità uguale a mille altre unicità, nella mia inquieta solitudine uguale solo a se stessa.
È così grottesco questo vivere appassionatamente pur essendo integralmente trasparente.

giovedì 27 giugno 2013

27 giugno 2013

diventa trasparente anche il più kitch ed evidente dei sensi
quando è nascosto da strati e strati di sé
diventa trasparente anche il più elementare dei sentimenti
quando è nascosto da strati e strati di sé
diventa trasparente e sparisce

trenta giorni di fine


 
 
da "Bestia di gioia"

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. nei libri.
Mariangela Gualtieri

lunedì 8 aprile 2013

08 aprile 2013 bis


Riappropiarsi di qualcosa di proprio, di un territorio di senso, di un posto immensamente privato.
Donare non è mai un errore.
Soprattutto se si dona trasparenza di significati, di quelli che li puoi guardare attraverso e capire tutto immediatamente. Non come i forellini nel guscio di mandorla secca, ma nemmeno come lo spazio tra il suolo e le nuvole. Semplicemente come un posto, che esiste a prescindere dalla sua materialità.
Eppure è la materia che lo costituisce che lega e fa tornare, che fa prendere la mano della persona scelta e la fa posare sulla pietra, sull'erba, sul sesso.
Donare non fa tornare indietro.
Non puoi togliere dalla retina le impressioni, dalle narici gli odori, dalle piante dei piedi il contatto con la tua terra, dal membro l'impronta del tuo amore. Non puoi far nulla di un dono trasparente conficcato sotto lo sterno altrui. Puoi solo credere che ci stia bene e cresca e faccia fiori bianchi e frutti trasparenti protetti da gusci bucherellati.
E poi puoi tornarci nel posto.
Urlare di dolore e piacere, eccitarti per il verso di un uccello, per le carezze del vento, per la violenza dell'odore della terra rossa e dell'erba umida, per la bellezza della pietra schiaffeggiata dal sole. Mettere i piedi, e le mani, e la faccia, e le braccia nel tuo posto e farlo di nuovo tuo, tanto profondamente tuo che non potrà mai essere di nessuno che non abbia avuto anche te.
E in questi dolorosi legacci di proprietà, riconoscere che l'amore è un'altra cosa. Che non c'entra con i suoni della campagna, non c'entra con il possedere i posti con spasmi e voce rotta, non c'entra con l'imprimere una traccia indelebile di senso.
L'amore è il contrario del possesso.
Il possesso mai è stato trasparente.
E il possesso mai è stato tanto trasparente quanto lo è posto davanti all'amore.



Il collegamento tra un’erezione e una donna nuda non è che uno dei mille modi in cui il Creatore può regolare il meccanismo a orologeria nella testa dell’uomo. E che cosa ha a che fare l’amore con tutto ciò? Nulla. Se nella testa di Tomas una rotellina andrà fuori posto e lui si ecciterà solo alla vista di una rondine, ciò non cambierà nulla nel suo amore per Tereza. Se l’eccitazione è un meccanismo con il quale il nostro Creatore si diverte, l’amore è al contrario qualcosa che appartiene soltanto a noi e ci permette di sfuggire al Creatore. L’amore è la nostra libertà. L’amore è al di là dell’«Es muss sein!». (Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi, Milano 1989, p. 255)

domenica 3 aprile 2011

03 aprile 2011

La cosa trasparente mi è entrata in gola e mi provoca un rimbalzo di dolore che non comprendo.

giovedì 24 marzo 2011

24 marzo 2011

Sono giorni che la cosa trasparente manca al suo appuntamento quotidiano su via Manzoni...
Credo sia colpa mia.
Presa dal mio dolore non ho più fatto caso ai suoi segnali, alla sua costante presenza, al suo avvolgermi.
La sua irritazione è più che giustificata e mi rattrista.

mercoledì 9 marzo 2011

09 marzo 2011

Non riesco a riempirmi pienamente i polmoni della cosa trasparente.
Qualcosa blocca me e lei.
Forse è il dolore che non è del tutto trasparente.
Anzi, a pensarci bene, non lo è per nulla: il dolore si vede, si vede bene.